MARCHE: c'è una mégadifferensa!
Non capisco per quale motivo appena qualcuno sente il mio accento e mi chiede "Non sei di Trento... da dove vieni?", alla mia risposta "Sono di Ancona, nelle Marche" (in Trentino è meglio specificare bene bene perché al di là dei loro confini fan fatica a immaginare che esista qualcosa oltre al NORD, SUD, OVEST, EST intesi in senso astratto) sorridono immediatamente "Ah, c'è il mare!" (bella fatica! l'Italia è una penisola!) e concludono improvvisando frasi a caso in una lingua a me ignota con marcato accento burino pensando di essere simpatici.
Ora. Chiariamo.
Capisco che se si pensa alla parlata piemontese ci si sente indifferentemente portati a ironizzare in accento ben educato e timoroso cantilenando le vocali, se si pensa alla Liguria si vede il Gabibbo, etc... però soffermiamoci solo a pensare che a pochi chilometri da casa mia è nato Valentino Rossi, marchigiano anche lui checché si finga londinese :)
Avete presente come parla?
E allora, non tutte le Marche, Signori, sono uguali: da Pesaro ad Ascoli c'è una tale varietà di parlate che pare di attraversare tre regioni diverse. Fidatevi...
... e chi non ci crede è un
MEGAPATACCA!
Se l'ira è il peggior nemico della salute, il ridere è il miglior alleato. Infatti ridere è una ginnastica psichica, fisica, mentale ed emotiva.
Durante una crisi di riso, succede un vero e proprio miracolo fisiologico. Nel riso si impegnano più di 60 muscoli, per piangere ne usiamo meno di 20.
Si modifica la respirazione, si usa il diaframma (pochi lo fanno normalmente), si rinnovano le riserve di aria nei polmoni (come durante lo sbadiglio).
Si mobilitano le fasce muscolari più profonde (semi involontarie), soprattutto del ventre, creando un tonificante automassaggio rilassante.
Il cervello si "distrae", i pensieri negativi perdono il loro potere paranoico, la mente si distende, la vita sembra migliore.
Come il sonno, il ridere migliora la capacità del cervello di pensare lucidamente, scioglie la paura, esorcizza i cattivi pensieri.
Infine il ridere è un atto filosofico, un atteggiamento verso la vita. Crea una coscienza diversa del proprio rapporto con la vita e con la morte.
Ingenera il sospetto che sotto le apparenze, il mondo sia diverso, suggerisce altri valori esistenziali.
Per questo ridere è zen. Anzi, come dicono alcuni maestri, ridere è lo ZEN."